Neuroscienze e dolore cronico

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Le neuroscienze moderne stanno rivoluzionando il trattamento del dolore attraverso una comprensione più approfondita dei meccanismi biologici e psicologici che lo governano. In questa pagina leggerete un breve riassunto della relazione che esiste tra neuroscienze e dolore. Ecco alcuni modi in cui queste scoperte stanno influenzando le pratiche terapeutiche:

1. Modello biopsicosociale

Le neuroscienze hanno contribuito a sviluppare un modello biopsicosociale del dolore, che riconosce l’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Questo approccio olistico consente ai medici di considerare non solo il dolore fisico, ma anche le emozioni, le esperienze passate e il contesto sociale del paziente. La prima menzione di questo approccio al dolore cronico e nel suo trattamento rissale al 1973, in testi della IASP, la International Association for the Study of Pain, fondata dall’immenso John Bonica negli USA. Vi invito a leggere la sua biografia su wikipedia: è la storia di un uomo che ha costruito la storia, ha fondato il termine “trattamento del dolore conico”, soffrendo di dolori per tutta la sua vita. Grazie John.

Non è sufficiente trattare il dolore cronico come fosse un sintomo: è necessario considerare le sue conseguenze psicologiche e sociali. Queste rappresentano parte del quadro del dolore conico,

Maggiori informazioni sul modello biospicosociale in questa pagina.

2. Neuroplasticità

La ricerca ha dimostrato che il cervello può adattarsi e cambiare in risposta all’esperienza del dolore. La neuroplasticità implica che le esperienze di dolore cronico possono modificare le vie neurali, rendendo il dolore più persistente. Questo ha portato a sviluppare interventi mirati a “riaddestrare” il cervello, come la terapia cognitivo-comportamentale e la desensibilizzazione.

La neuroplastticità ha ridefinito il termine “dolore cronico”. Oggi si sa che dopo appena tre settimane, si creano nuove connessioni tra le cellule nervose del midollo spinale, connessioni che possono perpetuare un dolore cronico.

La neuromodulazione con radiofrequenza si pensa oggi che agisca anche attraverso questa via.

3. Tecniche di gestione del dolore

Le neuroscienze hanno favorito l’adozione di tecniche non farmacologiche per il trattamento del dolore, come:

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): Si concentra sulla modifica dei pensieri e delle emozioni associati al dolore.
  • Mindfulness e meditazione: Queste pratiche aiutano a ridurre la percezione del dolore e a migliorare il benessere psicologico.
  • Biofeedback: Utilizza dispositivi per monitorare funzioni fisiologiche, consentendo ai pazienti di apprendere come controllare il proprio corpo e ridurre il dolore.

4. Trattamenti farmacologici mirati

Le scoperte neuroscientifiche hanno portato allo sviluppo di farmaci più mirati per il dolore. Ad esempio, i farmaci che agiscono sui recettori del dolore nel sistema nervoso centrale, come gli oppioidi, ma anche alternative più recenti che agiscono su sistemi neurochimici specifici, riducendo il rischio di dipendenza e effetti collaterali.

5. Stimolazione cerebrale

Tecniche come la stimolazione cerebrale profonda (DBS) e la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS) stanno emergendo come opzioni per il trattamento del dolore cronico. Queste tecnologie modulano l’attività cerebrale in aree specifiche associate al dolore, offrendo un approccio innovativo e promettente.

6. Ricerca sul dolore cronico e meccanismi neuropatici

Le neuroscienze stanno identificando i meccanismi alla base del dolore cronico e neuropatico, portando a trattamenti più efficaci. Comprendere come il dolore diventi cronico, ad esempio tramite l’iperattività dei neuroni nel sistema nervoso centrale, ha portato a nuove strategie terapeutiche.

7. Educazione e consapevolezza

Le neuroscienze hanno anche dato impulso a programmi educativi per pazienti e operatori sanitari sul funzionamento del dolore. Una migliore comprensione dei meccanismi del dolore può aiutare i pazienti a sentirsi più in controllo della propria condizione e a impegnarsi attivamente nel processo di trattamento.

In sintesi, le neuroscienze moderne stanno cambiando radicalmente il modo in cui trattiamo il dolore, promuovendo un approccio integrato che considera le dimensioni fisiche, emotive e sociali. Questa evoluzione offre maggiore speranza per i pazienti affetti da dolore cronico, migliorando la qualità della loro vita e le loro prospettive di trattamento.


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Il modello biopsicosociale -bps

modello biopsicosociale

Il modello biopsicosociale è un approccio integrato e olistico al trattamento del dolore cronico, che riconosce l’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. L’idea risale al padre della Terapia Antalgica moderna, un italiano trasferito negli Stati Uniti, il maestoso John Bonica.

Il modello biopsicosociale è essenziale per comprendere e gestire il dolore cronico. Considera che la sofferenza non è solo un sintomo fisico, ma una condizione complessa che influenza e a sua volta viene influenzata da molti aspetti della vita di una persona.

Il dolore è una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale associata a, o che assomiglia a quella associata a, un danno tissutale attuale o potenziale.

IASP 2020, dopo 40 anni, una nuova definizione del dolore che ci parta a fare se seguenti considerazioni:

  • Il dolore è sempre un’esperienza personale che può essere influenzata a vari livelli da fattori biologici, psicologici e sociali.
  • Il dolore e la nocicezione sono due fenomeni differenti. La presenza di dolore non può essere dedotta solamente dall’attività nei neuroni sensoriali.
  • Gli individui imparano il concetto di dolore attraverso le loro esperienze di vita.
  • Il resoconto di un’esperienza di dolore dovrebbe essere rispettato
  • Essendo un’esperienza personale, il racconto del paziente viene acconto e rispettato.
  • Il dolore può avere effetti avversi sul funzionamento e sul benessere psicosociale dell’individuo.
  • La descrizione verbale è solo uno dei tanti comportamenti usati per l’espressione del dolore; l’incapacità di comunicare non nega la possibilità che un essere umano o un animale esperisca dolore.

Non ha forse senso chiedere ad un paziente con dolore cronico qual’è l’intensità del suo dolore; piuttosto è importante conoscere l’impatto che il dolore ha sulla sua vita. Per questo motivo i questionari che si usano oggi per “obbiettivare” l’impatto dello specifico dolore e quindi la sua importanza, sono questionari multiparametrici, che contengono varie domande. Per esempio

Ecco come si articola questo modello nel trattamento del dolore cronico:

1. Fattori biologici

  • Meccanismi fisiologici: Il dolore cronico può derivare da lesioni, infiammazioni o malattie croniche. È importante valutare le cause fisiche del dolore, come danni ai nervi o alterazioni nei tessuti.
  • Trattamenti farmacologici: Farmaci come analgesici, antinfiammatori e oppioidi possono essere utilizzati per gestire il dolore fisico. Tuttavia, è fondamentale bilanciare l’uso di farmaci con il rischio di effetti collaterali e dipendenza.
  • Trattamenti non farmacologici: Esistono oggi molti trattamenti che non prevedono l’assunzione di farmaci, per il controllo del dolore cronico. Questo sito, come le pagine del sito www.ponos.clinic sono dedicate a queste alternative, validate dalla letteratura medica.

2. Fattori psicologici

  • Aspetti emotivi: Ansia, depressione e stress possono amplificare la percezione del dolore. La valutazione e il trattamento di queste condizioni sono cruciali per la gestione del dolore cronico.
  • Terapie psicologiche: Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) possono aiutare i pazienti a ristrutturare i loro pensieri riguardo al dolore, migliorando la loro capacità di farvi fronte.
  • Mindfulness e tecniche di rilassamento: Queste pratiche possono ridurre lo stress e migliorare la consapevolezza, contribuendo a una gestione più efficace del dolore.

3. Fattori sociali

  • Supporto sociale: Le relazioni familiari, le reti di supporto e le interazioni sociali giocano un ruolo significativo nella gestione del dolore. Un buon supporto sociale può migliorare la resilienza e il benessere psicologico.
  • Ambiente di lavoro e stile di vita: Fattori come il lavoro, la routine quotidiana e le attività ricreative influenzano il dolore e il benessere complessivo. È importante considerare come modifiche nello stile di vita possano contribuire a una migliore gestione del dolore.

4. Approccio integrato

  • Piano di trattamento personalizzato: Utilizzando il modello biopsicosociale, i professionisti della salute possono sviluppare piani di trattamento personalizzati che affrontano tutti i fattori coinvolti nel dolore cronico.
  • Collaborazione interdisciplinare: Coinvolgere diversi specialisti, come medici, psicologi, fisioterapisti e assistenti sociali, consente una gestione più completa e integrata del dolore.

5. Educazione e autocontrollo

  • Educazione del paziente: Informare i pazienti sui meccanismi del dolore e sui fattori che influenzano la loro esperienza può migliorare la loro comprensione e gestione della condizione.
  • Tecniche di autocontrollo: Insegnare ai pazienti strategie per monitorare e gestire il proprio dolore, come il biofeedback o la gestione dello stress, può aumentare la loro autonomia e capacità di far fronte al dolore.

6. Risultati e qualità della vita

  • Focus sulla qualità della vita: Il modello biopsicosociale non si concentra solo sulla riduzione del dolore, ma mira a migliorare la qualità della vita complessiva del paziente. Ciò include la capacità di partecipare attivamente alla vita quotidiana e alle relazioni sociali.

In sintesi, il modello biopsicosociale rappresenta un approccio completo e multidimensionale per il trattamento del dolore cronico, riconoscendo che la sofferenza è influenzata da una rete complessa di fattori biologici, psicologici e sociali. Questo approccio olistico offre una maggiore efficacia nel trattamento e nel miglioramento del benessere del paziente.


Le neuroscienze sono il futuro per il trattamento del dolore cronico. In questa pagina troverete maggiori informazioni.

A presto.

Referenze esterna

  1. https://www.aisd.it/index.php/news/1483-l-approccio-biopsicosociale-al-dolore
  2. https://medicinadeldolore.org/biopsicosociale/